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La sicurezza dei sistemi di aspirazione installati nelle vasche dei parchi acquatici

Sulla rivista di settore ASSOPARCHI MAGAZINE, numero di luglio 2026, è stato pubblicato un mio articolo che qui riassumo, rimandando alla lettura dell’articolo completo per approfondimenti.

L’articolo analizza il tema della sicurezza dei sistemi di aspirazione installati nelle vasche dei parchi acquatici, evidenziando come questi dispositivi possano rappresentare un grave pericolo se progettati o installati in modo non conforme alle normative vigenti. L’autrice sottolinea tuttavia che, quando vengono rispettati i rigorosi requisiti tecnici previsti dalle norme, il rischio di incidenti diventa praticamente nullo.

Le aspirazioni immerse, collocate sul fondo o sulle pareti delle vasche, possono generare forze di risucchio estremamente elevate nel caso in cui una griglia venga ostruita da una persona. In situazioni critiche, la forza esercitata può raggiungere i 300-400 kg, rendendo impossibile liberarsi senza un intervento immediato. I bambini risultano i soggetti più esposti non tanto per caratteristiche fisiche, quanto per la loro naturale curiosità, che li porta ad avvicinarsi ai punti di aspirazione. Tra le principali tipologie di intrappolamento figurano l’ostruzione completa o parziale della griglia, l’impigliamento dei capelli e quello di indumenti o gioielli, tutti eventi che possono avere conseguenze molto gravi.

Si chiarisce che i sistemi di aspirazione comprendono tutti i dispositivi che prelevano acqua dalle vasche, sia per la filtrazione sia per alimentare attrazioni come scivoli, idromassaggi, cascate, fiumi artificiali e altri giochi acquatici. Essendo tutti questi bacini classificati come piscine secondo la normativa italiana, devono rispettare le prescrizioni della norma UNI EN 13451-3, aggiornata nel 2025, che definisce i requisiti di sicurezza per i componenti di aspirazione e scarico.

Uno degli aspetti fondamentali riguarda il corretto dimensionamento dell’impianto. Il livello di pericolo dipende infatti dal rapporto tra la portata d’acqua aspirata e la superficie libera della griglia: maggiore è questo rapporto, maggiore è il rischio. Per questo motivo la norma impone che la velocità dell’acqua sulla griglia non superi 0,5 m/s alla massima portata possibile, limite valido per qualsiasi dispositivo installato in vasca. La progettazione deve inoltre considerare le condizioni di esercizio più gravose, ipotizzando che tutta la portata delle pompe possa concentrarsi sulle aspirazioni immerse.

La normativa distingue inoltre tra aspirazioni multiple e singole. Nel primo caso devono essere rispettati requisiti relativi alla distanza tra le prese, alla superficie libera disponibile anche in caso di ostruzione e alla capacità del sistema di continuare a funzionare in sicurezza. Nel caso delle aspirazioni singole, la griglia deve essere progettata in modo da non poter essere coperta per oltre il 50% oppure avere una superficie minima di almeno un metro quadrato. Anche i pozzetti devono essere realizzati con proporzioni tali da garantire una distribuzione uniforme del flusso d’acqua.

Infine, si sottolinea l’importanza delle verifiche tecniche previste dalla normativa, tra cui le prove di intrappolamento dei capelli, la misurazione della velocità dell’acqua sulla griglia, i test di ostruzione e le prove di depressione. Per gli impianti nuovi è essenziale richiedere la Dichiarazione di Conformità completa del progetto e della relazione tecnica, mentre per quelli esistenti è consigliabile effettuare controlli specialistici in caso di dubbi. La conclusione ribadisce che le aspirazioni non sono pericolose di per sé: diventano tali solo quando vengono trascurati i criteri di progettazione, installazione e manutenzione previsti dalle norme.
Articolo completo qui

La cultura del fare senza parlare troppo (elogio alla riservatezza)

Riprendo con smisurato orgoglio un complimento da poco ricevuto da parte di un affezionato lettore del nostro sito e pedissequamente riporto:

“…so quanto sia difficile essere precisi e tempestivi, e soprattutto fare una consulenza equilibrata, cercando di dare informazioni corrette e interpretazioni ragionevoli, senza aspettare di leggere cosa dicono gli altri e poi assestarsi nel mucchio o, peggio, cercando a tutti i costi la notizia a sensazione…”.

Questo bellissimo complimento mi ha dato lo spunto per scrivere questo articolo, che si propone lo scopo di fornire uno spunto di riflessione su quanto, in questo momento storico-sociale-politico, abbiamo immenso bisogno di pulizia morale.

Siamo completamente immersi, ormai non più circondati, da comportamenti che a volte definire poco corretti fa persino sorridere. Aziende che hanno una tale necessità di fatturato che ricorrono alle scorrettezze più meschine; persone che si definiscono amiche solamente per poterti imbrogliare meglio; cause sempre più numerose che arrivano nei tribunali…. E tutto questo naviga in un fiume continuo ed ininterrotto di parole, che ti travolge senza darti la possibilità di capire un accidente di quello che sta succedendo.

Vedete, credo che il nostro guaio peggiore stia nel fatto che la maggioranza delle persone, che è costituita da quelle oneste, sia convinta di essere inesorabilmente ridotta a minoranza talmente esigua da essere invisibile ed abbia totalmente perso il proprio orgoglio, convinta che l’onestà sia stupida e la disonestà sia furba.

Questo è il guaio.

Dobbiamo riappropriarci del nostro orgoglio di essere gente corretta e coerente. Dobbiamo avere il coraggio di denunciare gli abusi, di rinunciare a privilegi scorretti, di ricorrere a mezzucoli più o meno ignobili per ottenere quello a cui miriamo.

E’ vero che per lavorare negli appalti pubblici (e in altri settori) occorre pagare tangenti? Forse si. Ma basterebbe smettere di pagarle perché questo non sia più vero. Ma perché devo cominciare io, direte voi? Perché da qualche parte bisogna pur incominciare, dico io, e dire “NO”, credetemi, è un bell’orgoglio da raccontare ai propri figli!

Da qualche parte ho sentito protestare il fatto che presto il caffé al bar arriverà ad un euro e cinquanta, con la scusa di arrotondare. Bene, d’ora in poi il caffé lo berrò a casa. Facciamolo tutti, ed il caffé tornerà a costare un’euro Non è difficile, basta farlo. Ma farlo e basta, senza fare tanto casino. Qualche azienda o qualche professionista approfitta della vostra buona fede e ne trae guadagno a vostro danno? Ok, toglietelo dalla lista dei vostri contatti. E ditelo a tutti i vostri amici e conoscenti, così non si rivolgeranno più a lui.

Il potere è nostro, usiamolo.

E facciamolo con stile, c’è tanto bisogno di tornare all’eleganza della correttezza, alla grazia del saper fare e del saper dire, alle oneste e vigorose strette di mano, all’ascoltare senza interrompere, al dare la precedenza entrando da una porta, all’offrire un caffé (a casa o in ufficio, non al bar… costa troppo), al parlare a bassa voce, al non parlare male dei propri avversari (quando sono onesti, al denunciarli con forza quando sono disonesti), a rispettare i propri collaboratori, al non approfittare di una situazione di privilegio, al non fare i fari in autostrada, al non usare parole volgari……………..

Il coraggio dell’onestà paga sempre, ma oggi per essere onesti di coraggio ce ne vuole tanto. Cominciamo con l’essere orgogliosi del nostro coraggio. E’ un primo grande passo.