L’intervista di Nuoto.com a Rossana Prola sul tema della sicurezza in piscina

L’intervista di Nuoto.com a Rossana Prola, titolare di Professione Acqua ed esperta di piscine e sicurezza, offre una lettura razionale di un tema che nelle ultime settimane ha attirato grande attenzione mediatica. Il dato più significativo riguarda la reale dimensione del fenomeno: ogni anno le piscine italiane, tra impianti pubblici, strutture ricettive e parchi acquatici, registrano circa un miliardo di ingressi, mentre gli annegamenti complessivi si attestano mediamente intorno a venti casi. Numeri che, pur non riducendo la gravità di ogni singolo incidente, confermano che non si può parlare di emergenza, ma di un ambito in cui è necessario rafforzare prevenzione e controlli.

Nel corso del confronto con Luca Rasi, Prola ripercorre le principali cause degli incidenti, ricordando che la maggior parte degli annegamenti avviene in mare, fiumi e laghi. Gli episodi legati agli impianti di aspirazione rappresentano una quota limitata e coinvolgono quasi esclusivamente bambini. Si tratta di eventi evitabili, spesso riconducibili a errori progettuali o, più frequentemente, alla mancata manutenzione di componenti fondamentali, come le griglie di protezione.

L’esperta sottolinea inoltre che non esistono dispositivi capaci di eliminare il rischio se un impianto non è conforme. La sicurezza nasce da una progettazione corretta, dal rispetto delle norme tecniche, da verifiche periodiche e, quando necessario, dalla disattivazione immediata delle apparecchiature sospette fino al loro adeguamento.

L’analisi si allarga poi alla gestione complessiva delle piscine, evidenziando l’importanza della formazione del personale e della conoscenza dei rischi connessi anche all’utilizzo dei prodotti chimici per il trattamento dell’acqua. Secondo Prola, molti gestori eccellono nell’organizzazione delle strutture, ma tendono a trascurare gli aspetti impiantistici. L’obiettivo deve quindi essere creare procedure solide e condivise, affinché la sicurezza non dipenda dall’esperienza di un singolo manutentore, ma da un sistema di gestione efficace e costantemente monitorato.

La sicurezza dei sistemi di aspirazione installati nelle vasche dei parchi acquatici

Sulla rivista di settore ASSOPARCHI MAGAZINE, numero di luglio 2026, è stato pubblicato un mio articolo che qui riassumo, rimandando alla lettura dell’articolo completo per approfondimenti.

L’articolo analizza il tema della sicurezza dei sistemi di aspirazione installati nelle vasche dei parchi acquatici, evidenziando come questi dispositivi possano rappresentare un grave pericolo se progettati o installati in modo non conforme alle normative vigenti. L’autrice sottolinea tuttavia che, quando vengono rispettati i rigorosi requisiti tecnici previsti dalle norme, il rischio di incidenti diventa praticamente nullo.

Le aspirazioni immerse, collocate sul fondo o sulle pareti delle vasche, possono generare forze di risucchio estremamente elevate nel caso in cui una griglia venga ostruita da una persona. In situazioni critiche, la forza esercitata può raggiungere i 300-400 kg, rendendo impossibile liberarsi senza un intervento immediato. I bambini risultano i soggetti più esposti non tanto per caratteristiche fisiche, quanto per la loro naturale curiosità, che li porta ad avvicinarsi ai punti di aspirazione. Tra le principali tipologie di intrappolamento figurano l’ostruzione completa o parziale della griglia, l’impigliamento dei capelli e quello di indumenti o gioielli, tutti eventi che possono avere conseguenze molto gravi.

Si chiarisce che i sistemi di aspirazione comprendono tutti i dispositivi che prelevano acqua dalle vasche, sia per la filtrazione sia per alimentare attrazioni come scivoli, idromassaggi, cascate, fiumi artificiali e altri giochi acquatici. Essendo tutti questi bacini classificati come piscine secondo la normativa italiana, devono rispettare le prescrizioni della norma UNI EN 13451-3, aggiornata nel 2025, che definisce i requisiti di sicurezza per i componenti di aspirazione e scarico.

Uno degli aspetti fondamentali riguarda il corretto dimensionamento dell’impianto. Il livello di pericolo dipende infatti dal rapporto tra la portata d’acqua aspirata e la superficie libera della griglia: maggiore è questo rapporto, maggiore è il rischio. Per questo motivo la norma impone che la velocità dell’acqua sulla griglia non superi 0,5 m/s alla massima portata possibile, limite valido per qualsiasi dispositivo installato in vasca. La progettazione deve inoltre considerare le condizioni di esercizio più gravose, ipotizzando che tutta la portata delle pompe possa concentrarsi sulle aspirazioni immerse.

La normativa distingue inoltre tra aspirazioni multiple e singole. Nel primo caso devono essere rispettati requisiti relativi alla distanza tra le prese, alla superficie libera disponibile anche in caso di ostruzione e alla capacità del sistema di continuare a funzionare in sicurezza. Nel caso delle aspirazioni singole, la griglia deve essere progettata in modo da non poter essere coperta per oltre il 50% oppure avere una superficie minima di almeno un metro quadrato. Anche i pozzetti devono essere realizzati con proporzioni tali da garantire una distribuzione uniforme del flusso d’acqua.

Infine, si sottolinea l’importanza delle verifiche tecniche previste dalla normativa, tra cui le prove di intrappolamento dei capelli, la misurazione della velocità dell’acqua sulla griglia, i test di ostruzione e le prove di depressione. Per gli impianti nuovi è essenziale richiedere la Dichiarazione di Conformità completa del progetto e della relazione tecnica, mentre per quelli esistenti è consigliabile effettuare controlli specialistici in caso di dubbi. La conclusione ribadisce che le aspirazioni non sono pericolose di per sé: diventano tali solo quando vengono trascurati i criteri di progettazione, installazione e manutenzione previsti dalle norme.
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